SS Achiropita
La Cattedrale di Rossano era già stata edificata, quando nel 1193 Rossano ricevette la visita di re Tancredi. L'attuale costruzione risulta costruita su altre due precedenti: la prima risale al VI secolo e la seconda ai secoli VIII-IX .
L'edificio comprende tre navate, più una quarta costituita da quattro cappelle più un'absidiola.
La chiesa è la vera testimonianza visiva della storia della diocesi: in essa troviamo opere e manufatti di ogni epoca che, nei secoli, sono state commissionate dai vari vescovi della circoscrizione: dai mosaici bizantini presenti sul pavimento dell'altare, alle pitture murali dei primi del Novecento, opera del maestro Capobianco, passando per i favolosi marmi commissionati nei primissimi anni del Settecento da mons. Adeodati, tra cui l'altare dove è collocata l'antica e venerata icona della Madonna Achiropita.
Quest’ultima, risalente al VIII secolo, secondo la tradizione, non sarebbe opera di un artista, ma della Madre di Dio, da cui appunto il nome di Achiropita che in greco antico significa appunto "non creata da mano d'uomo".
Abbazia di Santa Maria del Patire
L'abbazia venne fondata nel 1095 da San Bartolomeo da Simeri, grazie all'aiuto del conte Ruggero e dell'ammiraglio normanno Cristodulo. Essa venne dedicata a "Santa Maria Nuova Odigitria", anche se è conosciuta come "Santa Maria del Patìr" o, secondo la dizione popolare, del "Patire".
L’uso di tale denominazione, che deriva dal termine greco "path/r" (patèr, pronunciato in neogreco patìr, padre) testimonia la particolare devozione verso il padre fondatore.
Sin dalle origini, la costruzione ebbe problemi di "proprieta'". L'arcivescovo di Rossano, Nicola Malena, avanzava diritti di giurisdizione. Il diritto bizantino proibiva la proprietà della struttura e l'autonomia da parte dei monaci. Fu così che San Bartolomeo da Simeri si recò a Roma , dove riuscì ad ottenere dal papa Pasquale II l'immunita' dall'autorita' vescovile.
La grande tradizione culturale del Monastero del Patir inizia, dunque, da San Bartolomeo da Simeri, per quanto concerne l'attività costruttiva, calligrafica e miniatoria e prosegue con l'archimandrita Luca, che, nel 1137, commissionò allo scultore Gandolfo il fonte battesimale, oggi custodito al Metropolitan Museum di New York. Il successore di Luca, nel 1149, l'abate Blasius, commissionò lo splendido pavimento a mosaico, in cui compaiono, dentro quattro grandi rotae, un centauro, un grifo, un leone e un unicorno.
Altro personaggio di spicco fu Atanasio Calcheopulo (1448-58), committente della tavola della Nuova Odigitria, che si trova nella chiesa di San Pietro e Paolo a Corigliano.
Nel 1809 il monastero venne soppresso dai francesi. Nel 1915 la struttura venne venduta, attualmente la proprietà appartiene al demanio dello Stato ed è gestito dall'Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo Forestale di Cosenza.
Panaghia
Altro esempio di architettura bizantina costituito dalla chiesa di San Marco. Essa presenta una forma rettangolare con una sola navata, coperta da travature lignee a capriate.
L'abside è semicircolare con semicatino superiore con bifora. A destra dell'abside si conserva l'immagine di San Giovanni Crisostomo,che tiene in mano un rotolo aperto, scritto in greco, in cui si legge: "Nessuno di coloro che sono schiavi dei desideri e delle voglie della carne è degno". A sinistra dell'abside è presente la testa di un altro Santo che, con molta sicurezza, viene indicato come San Basilio.
All'esterno della Chiesa si nota la decorazione in cotto dell'abside, composta da una duplice fascia di mattoni.
La parte superiore è disposta a spina di pesce,mentre nella parte inferiore i mattoni sono disposti a forma di triangolo isoscele.
Proprio questo tipo di decorazione, tipica della seconda età aurea bizantina, ci consente di datare l'edificio tra il X-XI secolo.
S. Marco
La Chiesa, fondata nel X secolo, è il più importante monumento dell'arte bizantina a Rossano. Essa sorge nella zona che, anticamente, veniva chiamata "Graecìa".
Presenta la forma architettonica delle piccole chiese bizantine a croce greca, edificate a Bisanzio già a partire dai primi del IX secolo, mentre in Calabria arrivarono un secolo dopo.
La chiesa trova una sua omologa nella Cattolica di Stilo. Nell'edificio sono presenti due corpi: una parte originaria con pianta a croce greca ed il vestibolo aggiunto posteriormente, probabilmente dopo il XV secolo.
Nel 1928-34, durante i lavori di restauro, è emerso sul muro di sinistra, in fondo al presbiterio, un frammento di affresco raffigurante una Madonna Odigitria (dal greco ὸδηγήτρια, colei che indica la strada, quindi colei che insegna) con Gesù Bambino.